Traumi dentali nei bambini

Nei bambini l’incidenza dei traumi dentali è molto alta: specie nella prima infanzia, quando i piccoli cominciano a muovere i primi passi; nell’età evolutiva i traumi dentali sono più frequenti quando i denti superiori sono più sporgenti o il bambino ha l’abitudine di succhiare il pollice o il ciuccio.

Nei bambini con incisivi sporgenti che praticano sport può essere utile l’uso del paradenti, possibilmente scelto in collaborazione con il dentista.

how to do?

come comportarsi

In seguito ad un forte trauma è possibile che un dente si fratturi, dondoli o si sposti dalla sua posizione fino addirittura ad uscire completamente dall’alveolo. In base al fatto che vengano coinvolti i denti da latte o i denti permanenti il dentista dovrà intervenire in maniera differente. In caso di trauma la prima cosa da fare sul luogo dell’incidente è tranquillizzare il bambino e pulire con cura e delicatezza la bocca con una garza o un fazzoletto pulito.

Frattura dentaria

Nel caso in cui il dente si spezzi è importante cercare sul luogo dell’incidente il frammento e conservarlo in soluzione fisiologica o latte o saliva o acqua fredda; appena possibile bisogna correre dal dentista per valutare se è possibile rincollare il frammento o procedere alla ricostruzione.

Avulsione dentaria

Avulsione dentaria

Nel caso in cui il dente esca completamente dalla sua sede, ovvero dall’alveolo, bisogna recuperare il dente facendo attenzione a non toccarlo, né a strofinare la radice, e metterlo al più presto in soluzione fisiologica, latte o saliva; anche in questo caso occorre contattare urgentemente il dentista per valutare la possibilità di rempiantare il dente. Se la procedura viene eseguita entro un’ora dal trauma ci sono buone probabilità di successo. Questo tipo di procedura però si effettua solamente sui denti permanenti.

Sublussazione o lussazione dentaria

Se il dente si è mobilizzato e ha cambiato posizione occorre correre dal dentista per scegliere gli interventi più opportuni in base alla situazione ed al tipo di dente coinvolto: deciduo o permanente.

In caso di lussazione dei denti decidui infatti il rischio è che si possa danneggiare il germe del permanente. Nei giorni successivi al trauma è necessario seguire una dieta morbida per circa una settimana somministrando paracetamolo solo in caso di dolore .

Anche quando non sembra che i denti siano stati danneggiati dal trauma è sempre meglio effettuare una visita medica perché è possibile che ci siano danni alle radici o alle articolazioni o addirittura ai tessuti molli, danni che vanno accuratamente valutati, in alcuni casi attraverso controlli radiografici.

Brunella Alcidi, Pedodontista

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pedodonzia

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Sfatiamo il mito che il caffè faccia male ai denti!

Siamo abituati a sentir parlare degli effetti negativi del caffè sulla nostra salute orale, ma vi stupirete nel leggere che tra gli innumerevoli benefici del caffè, ce n’è uno che riguarda proprio la salute dei denti. 

Secondo la Federal University di Rio de Janeiro, la caffeina aiuta a contrastare la proliferazione di batteri, ostacolando inoltre la formazione di placca e tartaro. Chiaramente il dato si riferisce all’uso e non all’abuso di caffè, e in particolare all’espresso consumato senza l’aggiunta di zucchero o dolcificanti vari, che sono invece un vero carburante nella formazione delle carie.

E’ stato dimostrato inoltre che, preso fino a 4 volte al giorno, il caffè non ha effetti negativi in quanto a erosione di smalto. 

E’ vero dunque che il caffè è una bevanda molto pigmentata e di conseguenza tende ad ingiallire i denti, ma con alcune accortezze e, senza esagerare con le dosi, possiamo goderci in serenità la nostra “ tazzulella e’ cafè” senza timore per il nostro sorriso!

COME PRESERVARE IL NOSTRO SORRISO E LIMITARE LE PIGMENTAZIONI

  • Evitare di sorseggiare caffè, ma berlo in poco tempo
  • Lavare i denti dopo il caffè
  • Utilizzare il filo interdentale
  • Utilizzare dentifrici sbiancanti ad azione enzimatica
  • Essere muniti di un travel kit per poter spazzolare spesso i denti anche a lavoro o in viaggio

Siamo nel regno del caffè, Napoli. Esistono più di 50 marchi di caffè eccellenti esportati in tutto il mondo made in Partenope e recentemente è stata presentata la candidatura dalla Giunta Regionale Campania per far diventare l’espresso napoletano un bene del patrimonio UNESCO.

Il caffè a Napoli non è solo un bevanda, è piuttosto un rito, un’abitudine sociale. La tradizione della tazzulella, il caffè sospeso, la scusa del caffè per “stare insieme”. 

Quando c’è un lutto, si porta il caffè ai famigliari del defunto: «È un rito che si chiama “cuonzolo”. La caffeina dà la forza di affrontare la veglia notturna». L’espresso ha anche un numero tutto suo nella Smorfia, il libro napoletano dei sogni: è il 42, «o’ cafè», che a Napoli si serve nella tazzina bollente, e si prepara con una miscela dalla tostatura più scura, con una percentuale di robusta.

NEL TEATRO NEL CINEMA E NELLA MUSICA

«Il caffè napoletano è l’unico che ha nobili origini: fu la regina Maria Carolina d’Asburgo, sposa di Ferdinando di Borbone, quando arrivò alla Reggia di Caserta, a volere che diventasse la bevanda ufficiale del regno di Napoli».

Il caffè napoletano è stato spesso protagonista del teatro, del cinema e della musica: «Eduardo De Filippo fece una lezione sul caffè: spiegò come si prepara con la cuccuma, sottolineando che la tazzulella rappresenta soprattutto un momento di piacere e condivisione», aggiunge. «Totò ne ha parlato in tanti film. In La banda degli onesti spiegò la famosa metafora del caffè senza zucchero a Peppino De Filippo. Sempre di Totò è famosa la frase: “Questo caffè è una ciofeca!”». Un’altra napoletana verace, Sofia Loren, in Questi fantasmi, spiega a Vittorio Gassman la ricetta del caffè perfetto, e lo usa come pretesto per accorciare le distanze. Pino Daniele e Domenico Modugno dedicarono ognuno una canzone alla leggendaria bevanda.

DR FRANCESCA ROMANO, DDS

Gengiva che si ritira: cause, conseguenze, diagnosi e trattamento

La recessione gengivale è caratterizzata da un ritiro progressivo della gengiva intorno al dente. Il tessuto gengivale, ritirandosi, lascia esposta la radice dei denti.

Può essere dovuta a vari fattori:

 

Nella maggior parte dei casi, una tecnica di spazzolamento aggressiva e traumatica (troppa pressione sui tessuti dentali e gengivali, magari associata all’utilizzo di uno spazzolino a setole dure) è la causa primaria di questo fenomeno.

Gengivite e parodontite non trattate provocano un riassorbimento dei tessuti intorno ai denti.

 

In questo caso, è quasi sempre associata a una perdita di tessuto dentale duro (smalto o cemento) che si localizza sul colletto dei denti, e si evidenzia come un gradino.

L’esposizione della radice come conseguenza di una recessione gengivale può comportare:

  • formazione di carie radicolari;
  • sensibilità dentale;
  • accumuli maggiori di placca e tartaro e conseguente peggioramento della recessione, fino a lasciare il dente totalmente scoperto;
  • compromesso estetico se è localizzata nel settore anteriore (il dente sembra molto lungo);
  • peggioramento  della speranza di vita dei denti;
  • compromesso per la salute parodontale dei denti.

Prima di trattare le recessioni, va individuata la causa e trattata: se si tratta di spazzolamento aggressivo, il parodontologo istruisce il paziente su come spazzolare in modo corretto e non traumatico; se si tratta di una parodontite, va trattata prima la parodontite con la terapia parodontale; se si tratta di trauma occlusale va corretto ed eliminato; se invece si tratta del frenulo, va effettuato un intervento di frenulectomia per riposizionarlo più lontano dai denti.

Le recessioni si possono e si devono trattare!  Una corretta diagnosi del tipo di recessione da parte del parodontologo permette di individuare quale intervento di chirurgia mucogengivale è il più idoneo!

Non tutte le recessioni però possono essere ripristinate com’erano allo stato originario, dipendendo ciò da limiti anatomici e tipologia del difetto!

DR FRANCESCA ROMANO, DDS

Quanti modi per sbiancare i denti esistono? Scopri qual è lo sbiancamento più adatto a te!

Lo sbiancamento dentale è un trattamento professionale che appartiene alla categoria dei trattamenti estetici, non è pertanto da considerarsi una terapia (al contrario dell’igiene dentale professionale o ablazione del tartaro).
Esistono diverse tecniche e materiali per ottenere lo sbiancamento dentale.
Alla MCO utilizziamo soltanto materiali certificati e sicuri per lo smalto e per i denti e grazie alla nostra preparazione ed alla nostra esperienza abbiamo elaborato 2 protocolli differenti.
Il primo è lo sbiancamento professionale alla poltrona: consiste nell’applicazione di un gel sbiancante direttamente alla poltrona da parte di un medico esperto. Prevede 3/4 sedute di circa 1 ora ciascuna e a distanza di una settimana l’una dall’altra.
Il secondo è il protocollo di sbiancamento domiciliare, che prevede l’applicazione di un gel sbiancante professionale, direttamente a casa per 14 notti con l’utilizzo di mascherine trasparenti realizzate su misura per ogni paziente.

In questo caso le sedute operative alla poltrona consisteranno nella presa delle impronte dentali, nella consegna del KIT che comprende delle mascherine su misura e del gel sbiancante professionale (assieme ovviamente a tutte le istruzioni e i consigli necessari) e in un controllo post sbiancamento.

Il nostro team consiglia, quando possibile, lo sbiancamento domiciliare, che è più rapido, più efficiente, più duraturo e con minori tempi alla poltrona. Lo sbiancamento alla poltrona è indicato, invece per i pazienti che non intendano applicare il gel in autonomia a casa!

Qual è la differenza tra lo sbiancamento e l’igiene orale?

Si tratta di due terapie con finalità e modalità di esecuzione completamente differenti!

 

L’IGIENE ORALE

L’igiene orale (o ablazione del tartaro) consiste nella rimozione del tartaro, della placca batterica e delle macchie (es. macchie nere di nicotina) depositati sulla superficie dello strato più esterno del dente: lo smalto.

Tartaro e placca sono i responsabili delle piu comuni malattie orali: gengivite/parodontite e carie.

È dunque una manovra sia terapeutica che preventiva: da un lato cura l’eventuale gengivite (infiammazione della gengiva), dall’altro previene l’insorgere di carie e il peggioramento dello stato infiammmatorio dei tessuti intorno ai denti, che, in casi severi, comporta il riassorbimento dell’osso di sostegno e la perdita dei denti stessi (parodontite o piorrea).

Quando è necessario effettuare una seduta di igiene professionale?

Con urgenza se le gengive sanguinano allo spazzolamento o spontaneamente!

Ogni 6 mesi in generale, per mantenimento e prevenzione!

L’igiene professionale non è un trattamento invasivo né doloroso. Oggi giorno si utilizzano strumenti ultrasuoni che disgregano il tartaro e getti di polveri curative per la rimozione della pellicola presente sulla superficie dello smalto che accumula i batteri della placca (Biofilm) e delle macchie. Nei casi di sensibilità spiccata, l’igiene potrebbe essere fastidiosa. MCO ha acquisito una tecnologia recentissima ed innovativa, Air Flow #Phophylaxis #Master, che riduce i tempi di seduta e minimizza gli stimoli termici del freddo, rendendo l’esperienza piacevole e molto spesso, evitando di dover ricorrere all’anestesia.

 

 

LO SBIANCAMENTO

Lo sbiancamento è invece un trattamento che prevede l’applicazione di prodotti che penetrano nei tessuti dentali e sbiancano il tono dei denti. Il risultato è uno schiarimento del tono dentale, che donerà al sorriso lucentezza.

La finalità è puramente estetica.

Lo sbiancamento può avvenire in vari modi: seduta professionale in clinica, sbiancamento domiciliare con mascherine su misura, o trattamento combinato per un risultato più intenso e duraturo.

L’importante è che sia sempre un medico dentista a prescriverlo, esistendo delle controindicazioni in presenza di alcune patologie di denti e gengive!

 

Dr Francesca Romano

Gengive rosse e sanguinanti?

Il rossore e il sanguinamento delle gengive sono segni di infiammazione dei tessuti di supporto dei denti (detti parodontali). I processi infiammatori che riguardano tali tessuti sono generalmente causati dalla placca. Quest’ultima, un aggregato bianco-giallastro, si accumula sulla superficie dei denti, in corrispondenza del margine gengivale e negli spazi interdentali.

Scopri lo stato di salute della tua bocca. Contattaci per fissare la tua prima visita.

Come e quando si forma la placca dentale?

Già dopo circa due ore dallo spazzolamento, i denti si ricoprono di una pellicola  formata da uno strato di mucoproteine salivari. Questa viene rapidamente colonizzata dai microorganismi presenti nel cavo orale: gli streptococchi, spirochete, lactobacilli, actinomiceti ecc…

Se la tecnica di igiene orale è scarsa e la placca ristagna sulle superfici dentali e lungo il margine gengivale, cluster di batteri più virulenti completano la colonizzazione dell’aggregato.

Per maggiori informazioni, contattaci!

Quali sono gli effetti della presenza di placca?

La placca, essendo formata in prevalenza da batteri, è responsabile della patogenesi delle due malattie più comuni del cavo orale: carie e gengivite/parodontite (parodontopatie).

La carie è la perdita di mineralizzazione dei tessuti duri del dente (smalto e dentina), dovuta alla fermentazione acida di zuccheri da parte dei batteri sopra citati. Tale demineralizzazione provoca una perdita strutturale che si manifesta clinicamente come cavitazione (cratere).

La gengivite indotta da placca è invece l’infiammazione delle gengive in risposta alla presenza di microrganismi lungo il solco gengivale. I segni clinici sono rossore, gonfiore,  sanguinamento (durante lo spazzolamento o spontaneo). Inoltre può manifestarsi con alito cattivo o dolore.

Come si cura?

Dopo aver rimosso la placca con un’igiene professionale e ottimizzato l’efficienza tecnica di spazzolamento (il dentista o il parodontologo sapranno indicare come e che presidi usare!)  l’infiammazione regredisce.

Si consiglia un’igiene professionale e una visita di controllo almeno due volte l’anno.

Vuoi prenotare il trattamento? Contattaci!

Altre cause di gengivite?

Oltre alla gengivite provocata dalla sola presenza di placca, esistono gengiviti causate da fattori sistemici (che interessano cioè l’intero organismo). Un tipico esempio è l’infiammazione delle gengive in gravidanza. Gli sconvolgimenti ormonali (pubertà, mestruazioni, gravidanza) influiscono sul sistema immunitario. Questi comportano un mutamento dei processi infiammatori della gengiva. Inoltre, alcuni farmaci (anti-epilettici, anticoncezionali, bloccanti dei canali del calcio etc) possono essere responsabili di stati ipertrofici (gonfiore) delle gengive .

Cosa succede se non curiamo la gengivite da placca?

Se non si interviene nella cura dell’infiammazione gengivale causata da batteri, si formano delle vere e proprie sacche (tasche parodontali). Questo sono dovute allo scollamento della gengiva dal dente, nelle quali si continuano ad accumularsi placca e tartato.

A questo punto lo stato infiammatorio passa all’osso che sorregge i denti, porzione delle ossa mascellari chiamato osso alveolare, che progressivamente subisce un processo di riassorbimento. In questi casi la gengivite diventa parodontite, più volgarmente conosciuta come piorrea. I segni clinici sono: tasche parodontali, mobilità dentale, sanguinamento gengivale, ascessi e suppurazioni, fino alla perdita di uno o più denti. Le forme cliniche di questa malattia sono molteplici, e molteplici sono dunque le opzioni di trattamento. Quindi in tali casi è fortemente consigliabile rivolgersi a un esperto in parodontologia, che saprà diagnosticare e trattare nello specifico il problema.

Vuoi migliorare il tuo sorriso? Fissa un appuntamento nel nostro studio.

Che complicanze locali e sulla salute generale dell’organismo può avere la parodontite?

Tra le complicanze locali (cioè limitate al cavo orale) più comuni: esposizione della radice dei denti con conseguente ipersensibilità e formazione di carie radicolari,  infezioni acute e croniche, mobilità dei denti, perdita prematura dei denti etc.

Per quanto riguarda invece le relazioni tra malattie parodontali e sistemiche, sappiamo che esiste una forte associazione tra parodontite e diabete, di fatti esiste un consenso secondo il quale il diabete aumenti la prevalenza e la gravità delle malattie parodontali. Inoltre la terapia parodontale non solo determina il miglioramento della situazione orale ma probabilmente, nel soggetto diabetico, contribuisce al raggiungimento di un miglior controllo glicemico.

Un’altra importante associazione è tra parodontite e malattie cardiovascolari, in particolare con le lesioni indotte dall’aterosclerosi.

A questo proposito, citiamo un breve comunicato stampa scritto dal Dr. Gatti e pubblicato dalla SiDP (Società Italiana di Parodontologia) in occasione dello scorso congresso internazionale, il quale chiarisce brevemente l’interazione della parodontite con diabete e malattie cardiovascolari:

“Nel 100% delle placche ateromatose che possono dare origine a infarti e ictus si può riscontrare DNA di batteri tipici della placca dentaria e nel 40% dei casi è possibile rinvenirvi i germi stessi. Chi soffre di parodontite ha un rischio di infarto più alto di quello dei pazienti con un elevato spessore della parete delle carotidi, un fattore di pericolo molto consistente, e se si sono persi denti a causa della parodontite la probabilità di sviluppare aterosclerosi è elevatissima.

In presenza di parodontite infatti i batteri del cavo orale attraverso la circolazione possono raggiungere numerosi organi, innescando pericolose reazioni infiammatorie localizzate, come nel caso dello sviluppo di infezioni polmonari, endocarditi, ascessi, oppure generalizzate come quelle che poi favorisconola comparsa delle malattie cardiovascolari.

L’infiammazione gengivale inoltre triplica anche la probabilità di diabete: l’aumento della produzione di citochine infiammatorie sembra contribuire all’insulino-resistenza, inoltre la parodontite aumenta il rischio di diabete facendo salire l’emoglobina glicata, indice di un peggior controllo glicemico.

In chi ha la parodontite ed è già diabetico o ha già patologie cardiovascolari si è osservato un peggior controllo della glicemia e un maggior rischio di sviluppare complicanze: è perciò molto importante gestire l’infiammazione con un’adegua taterapia parodontale, che è in grado di ridurre i livelli generali di proteina C-reattiva, un marcatore dell’infiammazione e del rischio dinfarto. Migliorare la salute parodontale significa innescare un circolo virtuoso che migliora il benessere generale”.”

Vuoi prenotare il trattamento? Contattaci!

Come affrontare il problema dell’alito cattivo

L’alito cattivo è un fenomeno molto comune, senza distinzioni di sesso o etnia e potrebbe costituire una condizione di disagio sociale e psicologico.

L’alito cattivo, conosciuto anche come bromopnea o foetor ex odoris, si manifesta con l’emissione di odori sgradevoli attraverso la respirazione e la fonazione. Non si tratta di una malattia vera e propria ma di un sintomo, un segnale che nel nostro corpo (in particolare nella nostra bocca) qualcosa non va. La maggior parte delle cause di alitosi può essere ricondotto a disturbi del cavo orale. Stili di vita disordinati, alimentazione scorretta e cattiva igiene orale contribuiscono al palesarsi del problema: quando, infatti, rimangono residui di cibo tra i denti, se è presente placca batterica o tasche parodontali, se la lingua non è stata correttamente spazzolata vi sono molte probabilità che il paziente possa soffrire di alito cattivo.

 

La causa dell’alito cattivo

La causa dell’odore cattivo è la presenza di alcuni batteri che in determinate condizioni producono gas a base di zolfo. Queste determinate condizioni potrebbero essere legate a cause banali e facilmente trattabili, come quelle descritte prima, ma anche alla presenza di infezioni in bocca, a malattie che coinvolgono gengive  e tessuti di sostegno dei denti (parodontite), a infiammazioni dei tessuti dovute al ristagno di placca e alimenti a causa di denti parzialmente erotti, etc etc.

 

E’ fondamentale dunque sottoporsi a una visita diagnostica quando si soffre di alitosi. In generale una corretta igiene orale, una dieta sana, evitare alcool e fumo,  e spazzolare la lingua contribuiscono ad allontanare problemi di alito cattivo.

 

A tua disposizione per una visita senza impegno

L’alitosi può essere efficacemente trattata se la causa viene diagnosticata correttamente, obiettivo che viene perseguito attraverso un esame clinico dettagliato.

Se soffri di questo problema, contattaci.

Siamo a disposizione per valutare insieme il trattamento più adatto alle tue necessità.

Fai sport? Ecco cosa fare in caso di lussazioni o fratture dei denti

Molte persone, soprattutto tra i più giovani, svolgono attività sportive. Anche in queste situazioni i nostri denti devono essere protetti perché possono facilmente essere coinvolti in cadute o fratture. Spesso gli atleti, attenti alla loro salute, sottovalutano invece la protezione dei denti e preferiscono non utilizzare il bite sportivo di protezione.

Vediamo insieme quali sono i rischi più frequenti e come è possibile risolverli in caso di incidente.

Tra gli sport che registrano il maggior numero di traumi dentali ci sono ovviamente quelli di contatto come basket, pallamano, arti marziali, rugby, football americano e hockey ma anche motociclismo, sci alpino, pattinaggio, calcio e ciclismo sono ai vertici degli infortuni dentali. Interventi tempestivi e precisi permettono comunque di limitare i danni. Vediamo cosa fare in queste situazioni.

Tre sono i tipi di danni che possono subire i denti:

1. Frattura. Avviene quando il dente si rompe o se ne stacca un pezzo. Le probabilità di salvare il dente variano molto a seconda della profondità della frattura. In genere è consigliato conservare la parte fratturata preferibilmente nel latte o in acqua e contattare subito il dentista. Se si tratta di una scheggiatura superficiale dello smalto la risoluzione del danno è totale. Se, però, la rottura raggiunge la polpa, il trattamento diventa più complesso e il dente necessita di devitalizzazione. Nel caso, infine, che la frattura colpisca fino alla radice del dente, spesso si è costretti ad estrarlo;

2. Avulsione e quindi perdita completa del dente. In tal caso l’unica soluzione è recarsi immediatamente dall’odontoiatra, il quale provvederà ad introdurlo nell’alveolo e fissarlo temporaneamente. Le probabilità di successo del reimpianto sono proporzionali al tempo trascorso dall’avulsione al reinserimento, minore è il tempo, maggiore sono le possibilità che il dente rimanga vitale;

3. Lussazione e mobilità del dente. Anche in questo caso recarsi dal dentista è l’unica soluzione possibile. Il dentista lo fisserà temporaneamente dopo averlo riposizionato correttamente, la percentuale di mantenimento della vitalità del dente è altissima.

 

Prevenzione dei danni dentali.

Può’ essere utile e importante quindi, durante le attività’ sportive, proteggersi con un paradenti. Esistono diverse tipologie di paradenti e tra questi certamente i piu’ efficaci e comodi sono quelli individualizzati realizzati in modo professionale dall’odontoiatra.

Spazzolino da denti: 10 modi alternativi

Come consigliano tutti i dentisti, lo spazzolino da denti deve essere cambiato ogni 3 mesi. Non buttate lo spazzolino vecchio, potrebbe esservi utile!

Ecco alcuni nuovi modi di utilizzare il tuo vecchio spazzolino da denti.

Caffettiera
Potrete utilizzare per eliminare tutti i residui di caffè.

Tastiera del computer
Perché non utilizzarlo per eliminare polvere e briciole?

Piastra per i capelli
Potrete pulire la vostra piastra da ogni residuo di sporco.

Spazzola
Lo spazzolino da denti grazie alle sue setole la rende come nuova.

Gioielli
Potrete lucidarli e farli risplendere.

Bagno
Grazie alle setole avrete uno strumento perfetto per pulire i rubinetti e le fughe delle piastrelle.

Suola delle scarpe
Molto efficace e veloce.

Basi lavorate dei mobili
Potrete dire addio alla polvere da queste superfici difficili da pulire.

Bicicletta
Elimina il grasso in eccesso dalla catena.

Comandi degli elettrodomestici
Riesce a eliminare lo sporco da tutte le fessure.

Che sapore ha una tazzina di caffè per un fumatore?

Che gusto ha una tazzina di caffè fumante? O una barretta di cioccolato fondente? non chiedetelo ad un fumatore perché probabilmente non saprà rispondere. Tra gli effetti più immediati causati dal fumo infatti c’è sicuramente l’alterazione dei sensi di gusto e olfatto.

In particolare, secondo uno studio recentemente pubblicato su Chemosensory Perception (Springer) e condotto da Nelly Jacob dell’Ospedale Pitié-Salpêtrière APHP in Francia con 451 volontari (fumatori, ex-fumatori e non fumatori) normalmente i fumatori non riescono ad avvertire l’amaro, se è in concentrazioni basse. Di conseguenza, non possono apprezzare appieno il sapore di una tazzina di caffè. Dai risultati è emerso che il fumo non ha avuto influenza sulla capacità di una persona di riconoscere i sapori salati, dolci e acidi ma sul sapore amaro invece sembra aver prodotto conseguenze negative.

Da tempo era noto come le sostanze tossiche presenti nel tabacco e il relativo fumo, causa una perdita del gusto nei soggetti che fumano molto. Sembra che il tutto provochi addirittura dei cambiamenti strutturali nella lingua a livello delle papille fungiformi, in cui si trovano le papille gustative. Secondo il team di ricerca il problema sarebbe dovuto all’accumulo nel corpo di alcuni tipi di tabacco o prodotti della combustione che possono ostacolare la rigenerazione delle papille gustative. Il risultato è la compromissione della capacità del singolo individuo di riconoscere alcuni gusti, anche dopo aver smesso di fumare.

Nella maggior parte dei casi, basta cambiare il proprio stile di vita per migliorare il senso del gusto. Gli ex-fumatori iniziano a recuperarlo già due giorni dopo aver smesso di fumare.